I Normanni nell’Italia Meridionale

I Normanni, giunti in Italia meridionale nell’XI secolo da semplici guerrieri mercenari (e ancor prima da pellegrini) al servizio di signorotti locali, diedero vita, nel volgere di pochi decenni, ad uno dei più importanti ed illuminati regni della storia dell’Italia medievale, ponendo fine al disordine dei paesi della nostra provincia, lacerata dalle continue lotte tra Longobardi, Bizantini e Saraceni.

Originari delle terre scandinave ma provenienti dalla Normandia, gli “Uomini del Nord” seppero ben inserirsi in quello che era lo scacchiere politico del momento. Essere stati al servizio di gastaldati longobardi e aver combattuto al fianco dei Bizantini, li aveva resi consapevoli della fragilità e precarietà dei vari stati per i quali o contro i quali avevano combattuto. Le ricchezze di queste terre meridionali, inoltre, aveva esercitato sui conquistatori del Nord un forte fascino tanto da spingerli alla conquista di un numero sempre maggiore di territori.

Questo popolo, che conquistò in meno di un secolo i territori longobardi e i ducati costieri, ebbe grande rinomanza in Italia meridionale soprattutto per merito dei tre figli di Tancredi di Altavilla, erede di una nobile famiglia vichinga proveniente da Hauteville, un piccolo feudo di Normandia: Ruggero, che riuscì a strappare in 30 anni di guerre la Sicilia agli Arabi; Guglielmo, detto Braccio di Ferro, che si impossessò di Melfi; e Roberto, detto il Guiscardo, che con le armi e con l’astuzia ottenne l’investitura del Ducato di Calabria e di Puglia, e successivamente, sposando in seconde nozze Sichelgaita, ottenne in dote da Gisulfo, nel 1077, la città di Salerno, elevandola a capitale del suo ducato.

Ma il più illustre principe normanno fu Ruggero II. Questi unificò nelle sue mani le conquiste di suo zio Roberto e quelle del padre Ruggero I, riuscendo ad ottenere, con abile astuzia diplomatica, da papa Innocenzo III, il titolo di re di Sicilia nel 1139. Sorgeva così un regno dell’Italia meridionale che sarebbe stato destinato a prolungare la sua esistenza fino al 1860, esercitando un ruolo di primaria importanza nella storia nazionale ed europea.
Descritti da una tradizione insincera come popolazione barbara e crudele, i Normanni erano in realtà eredi di una civiltà millenaria e portatori di una cultura che, già pienamente delineata, seppe fondersi con quella delle popolazioni vinte, mediante un processo di adattamento reciproco, riunendo in un ordinato organismo statale popoli di culture e costumanze diverse, proponendo un nuovo tipo di monarchia al di sopra degli istituti feudali e gettando le basi di un progetto unitario italiano.

Iniziava nel nostro territorio il periodo della monarchia feudale, e contemporaneamente iniziavano grandi trasformazioni nella struttura agricola e nella vita cittadina; si soffocavano però i germi delle autonomie e gli sviluppi della borghesia, che già si stava affermando attraverso le realtà comunali su alcuni tratti della costa amalfitana.

Con la dominazione normanna le città della nostra provincia, ma soprattutto gli abitanti della zona del Cilento e quelli della Piana del Sele, iniziarono a godere di una certa tranquillità e, lentamente, ripresero una vita normale, cercando di dare un nuovo assetto alle loro zone che, per secoli, erano state abbandonate ed erano diventate regno incontrastato delle bufale e della malaria.

Da non trascurare le enormi testimonianze dell’architettura normanna nel nostro territorio la quale con il suo stile unitario e coerente, si distinse per la grande varietà degli elementi strutturali degli edifici religiosi e, soprattutto, dei sistemi difensivi disseminati in gran numero nella provincia salernitana.