I Teatri a Salerno

Verso la metà del ‘700 il teatro in Salerno (e non solo in Salerno) era considerato luogo di scandalo e di corruzione e la Chiesa era indotta a non favorirlo. Infatti bisogna attendere fino al 1807 – il 13 febbraio – data in cui viene promulgata una Legge di Giuseppe Napoleone con la quale vennero soppressi diversi Ordini religiosi delle Regole di San Bernardo e di San Benedetto e le loro proprietà accorpate al demanio della corona.

Teatro di S. Agostino

Ciò nonostante vi è memoria in Salerno di un Teatro, ma solo nella seconda metà del ‘700: il Teatro di S. Agostino che doveva trovarsi all’incirca dove oggi vi è il palazzo della Provincia, quindi pertinenza del Convento omonimo.

Della esistenza di tale Teatro si apprende in un manoscritto del Canonico Matteo Greco, citato da Matteo Fiore in Rassegna di Storia Salernitana – Anno V n° 1/2 – Gennaio Giugno 1944 – “Il teatro a Salerno nei secoli XVIII e XIX Note di Cronaca”. Dal manoscritto citato si apprende anche dell’attività svolta e delle rappresentazioni tenutesi in detto teatro.

E’ da notare che, all’epoca, vi era anche l’usanza di allestire spettacoli teatrali in alcune case di salernitani benestanti con l’intervento di parenti ed amici e si ovviava, così, alla carenza di teatri e probabilmente si aggiravano gli ostacoli frapposti dalla Chiesa.

Teatro di S. Matteo

Come abbiamo già accennato, la legge promulgata da Giuseppe Napoleone il 13 febbraio 1807, obbligando gli Ordini Religiosi a lasciare i locali dei monasteri ed a trasferirsi altrove, indusse un certo vento di maggiore libertà e rese disponibili spazi e strutture. Così fu anche per il Monastero di S. Benedetto degli Olivetani che nel 1811 venne adibito a pubblico teatro.

In un primo tempo fu chiamato Reale Teatro San Gioacchino, conciliando, così, religione e rispetto per il Sovrano ma, non appena tramontò la fortuna di Gioacchino Murat, costretto a lasciare il Regno dopo il Proclama di Rimini ed il Trattato di Casalanza, il Decurionato salernitano, con l’approvazione del Governo, si affrettò a rinominare il Teatro che, da quel momento, si chiamò Reale Teatro S. Matteo, in onore del Patrono della città. Tale denominazione restò immutata fino al 1845, data in cui il Teatro S. Matteo smise di esistere per ritornare alla sua origine di luogo di culto.

In tale arco di tempo il nostro Teatro ebbe una vita molto attiva con una copiosa produzione di cui si conservano ancora dei manifesti in seta.

Nel corso del 1843 nel Teatro San Matteo venne data una rappresentazione in onore di Re Ferdinando II. Il sovrano apprezzò molto sia lo spettacolo che l’acustica del teatro. Il Parroco di San Domenico, Don Raffaele Maria Sparano, non perse l’occasione per far notare che l’acustica era tale perché originariamente lì vi era un importante luogo di culto. Immediatamente Ferdinando II, fervente cattolico, decise che non si dovesse più profanare “un luogo tanto sacro” e, così, il Reale Teatro San Matteo terminò la sua vita in occasione dell’ultimo Carnevale del 1845.

Ma il Teatro S. Matteo è stato testimone, oltre che di vicende prettamente teatrali, anche di importanti vicende storiche del nostro territorio. In esso, tra l’altro, si tennero diverse adunanze della Carboneria della Provincia di Salerno.

Teatro di Pacini

Nell’anno 1860, in un terraneo di un vicolo al di sopra del Largo del Campo, si apriva un altro piccolo teatro a carattere popolare che, dopo la morte del Maestro Pacini, prese il suo nome. Di questo Teatro non restano memorie. Matteo Fiore riferisce che il locale occupato dal Teatro Pacini corrisponde al pianterreno sottostante ad un’arcata “verso la parte estrema del lato occidentale del Vicolo detto Municipio Vecchio” e che intorno al 1944 portava il numero civico 20.

Teatro La Flora

Nasce originariamente come un piccolo teatro in legno di fronte alla via Porta di mare e di proprietà di Mattia Limongelli. Quest’ultimo, il 4 marzo 1854, avanza domanda all’intendente della Provincia dell’epoca, Comm. Giuseppe Valia, al fine di ottenere il permesso di costruire un Teatro più grande e più comodo, proponendo nel contempo di abbattere quello in legno già esistente. In seguito ad accordi intercorsi tra la Provincia ed il Comune, al Limongelli fu concesso di costruire il nuovo Teatro fuori Porta dell’Annunziata e l’inaugurazione avvenne nella primavera del 1856. Al nuovo Teatro fu affidato anche buona parte del materiale scenico del vecchio Teatro S. Matteo. Anche il Teatro La Flora ebbe una produzione piuttosto copiosa. Tra l’altro presso tale Teatro operò, come Maestro Concertatore, Temistocle Marzano.

Teatro Verdi

Con la chiusura nel 1845 del Real Teatro S. Matteo era diventato quasi imperativo per gli amministratori dell’epoca farsi promotori della costruzione di un nuovo teatro comunale che potesse, per grandiosità e magnificenza, soddisfare le esigenze della città di Salerno, in espansione demografica e culturale. Fin dal 15 novembre 1843 l’Intendente alla Provincia Michele Spaccaforo aveva presentato un progetto di massima in cui rendeva nota la possibilità di erigere il teatro sia all’estremo occidentale della città, nel largo di S. Teresa, fuori della porta dell’Annunziata, sia all’estremo orientale, nel largo di Porta Nova, detto anche la Barriera, per l’esistenza di un imponente fabbricato, in epoca precedente usato come ufficio doganale. In merito alla scelta del luogo ove erigere il nuovo teatro si accese un vivo dibattito che, fra delibere, promesse di finanziamenti e progetti vari, si protrasse per circa un ventennio.

Finalmente, il 15 dicembre del 1863, il Consiglio Comunale, accettando la proposta del sindaco Matteo Luciani, emetteva una definitiva delibera prescegliendo il largo di S. Teresa; tale scelta accoglieva le motivazioni addotte fin dalla seduta del settembre 1861 dai consiglieri della minoranza che insistevano non solo sul fattore economico (la scelta della barriera avrebbe comportato una notevole spesa per l’acquisto di quell’imponente fabbricato) ma anche su ragioni logistiche e funzionali (il largo di S. Teresa era più vasto ed il progetto approvato prevedeva una sistemazione generale dell’area urbana del largo S. Teresa legando in un solo complesso architettonico i giardini al teatro).

Inoltre si faceva osservare che se costruito alla barriera, il teatro si sarebbe dovuto “incassare” nel terrapieno, pregiudicando notevolmente l’acustica. Nella stessa data del 15 dicembre 1863 il Consiglio Comunale affidava il progetto e la direzione dei lavori agli architetti Antonino D’Amora e Giuseppe Menichini, affiancati da una Commissione speciale presieduta dal Sindaco. La città di Salerno era finalmente pronta per essere dotata del tanto desiderato teatro e così il 12 febbraio 1864 il D’Amora, compilati i disegni sollecitamente, inviava al Sindaco un esauriente rapporto in cui descriveva la struttura del teatro da costruirsi: le misure e le proporzioni adottate erano in stretto rapporto con quelle del teatro S. Carlo di Napoli. Nel 1869 veniva ultimata l’opera di costruzione che si presentava allora quasi come oggi (aveva solo due palchi in più sacrificati ai primi del ‘900 per costruire due uscite di sicurezza). Il teatro era costruito da un palcoscenico con uno sfondato di 94 palmi, da una platea con una capienza di 240 sedie, da 4 file di 17 palchi ognuna, da 4 palchi ancora oggi detti “della lettera”, perché contrassegnati da una lettera dell’alfabeto, e dal loggione.

L’opera di decorazione interna fu affidata ai pittori salernitani Fortunato e Gaetano D’Agostino ed a Pasquale De Criscito. Di particolare bellezza appaiono i medaglioni, contenenti l’effigie di compositori, poeti e pittori italiani, posti su parapetti dei palchi di terza fila ed il dipinto sul soffitto raffigurante Gioacchino Rossini, eseguito dal De Cristo. Al pittore napoletano Domenico Morelli fu commissionato un sipario, rappresentante la cacciata dei saraceni da Salerno nell’880, che fu molto apprezzato al momento dell’inaugurazione e definito “il più bello esistente in Italia”.

Il 27 marzo del 1901 il teatro municipale fu intitolato a Giuseppe Verdi che era morto il 10 gennaio dello stesso anno. Nei suoi anni di vita il teatro Verdi è stato oggetto di interventi di restauro e trasformazioni voluti sia da esigenze legate ai tempi sia ad eventi naturali. I primi interventi di cui si ha notizia avvennero nel 1903 con il restauro dei palchi e la sostituzione delle sedie imbottite con sedie di Vienna ricoperte di velluto finissimo. Nel 1922 fu rinnovato l’arredo della platea e l’impianto di illuminazione a gas fece posto all’attesissimo impianto elettrico

Nel 1965 furono sostituite le poltrone della platea. Nel biennio 1993-94 infine il teatro è stato oggetto di una vera e propria “ricostruzione” dopo i gravissimi danni causati dal terremoto dell’80. Non si è trattato soltanto di riparare i danni subiti, ma si è dovuto altresì uniformare tutta l’impiantistica alle nuove norme sulla sicurezza ed agibilità delle strutture destinate ad attività di spettacolo.

I lavori sono stati affidati all’impresa consortile “Teatro Verdi s.c.r.l” che ha provveduto sotto la direzione dell’ingegner Vito Avino, al restauro conservativo ed al consolidamento dello storico edificio, al recupero di tutte le strutture lignee e delle decorazioni, alla creazione di percorsi e spazi ad uso dei disabili ed infine ad ampliare la “buca” dell’orchestra rendendola capace di ospitare complessi orchestrali idonei per ogni tipo di esecuzione.

Sulla data di inaugurazione e sull’opera rappresentata in quell’occasione non si hanno notizie certe e gli studiosi non sono concordi. C’è chi basandosi su quanto riportato nel libro “La guida di Salerno” del 1894 e su altri elementi sostiene che l’inaugurazione sarebbe avvenuta il 15 aprile del 1872 con l’opera I Normanni a Salerno di Marzano; c’è chi invece sostiene che l’inaugurazione sarebbe avvenuta il 30 marzo 1872 con il Rigoletto di Verdi. Quest’ultima tesi sarebbe la più vicina al vero, non solo per quanto riportato sulla Gazzetta di Salerno del 24 marzo 1872 che preannunciava l’inaugurazione per il 30 dello stesso mese con il Rigoletto, ma anche per il contenuto di una delibera del 27 aprile del 1872 da cui si evince che a quella data erano già state eseguite le prime 20 recite dell’abbonamento. In epoca recente, infine, è stato “scoperto” un articolo comparso il 6 aprile 1872 sull’Omnibus di Napoli nel quale vengono forniti ampi dettagli circa la serata inaugurale: non viene specificata la data dell’opera ed i protagonisti sono quelli già indicati nel citato articolo della Gazzetta di Salerno e cioè il Rigoletto. Dalle voci che ancora circolano in Salerno (e riportate da allievi del Marzano ad altri allievi fino ai giorni nostri) forse si può avanzare l’ipotesi che l’opera del Marzano sia stata effettivamente rappresentata prima del Rigoletto ma in una serata non ufficiale e, pertanto, ignorata dalle cronache e che potrebbe anche essere servita per una sorta di prova generale.